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MACERIE // Brevi considerazioni senza soggetto

5 maggio 2011

Non certo allo scopo di favorire la perniciosa tendenza alla divagazione di questa cosa che ho chiamato macerie, vorrei aprire una piccola parentesi che riguarda quella tecnica fotografica surrealista chiamata Outagraphy inventata da Ted Joans, artista del quale da qualche parte si è già parlato.
In sostanza si tratta di scattare fotografie in cui il soggetto rimane fuori dall’inquadratura… Non ho trovato in rete opere di Ted Joans frutto di questa tecnica, e non è escluso che si sia limitato a teorizzarla.
Se qualcuno avesse qualcosa da segnalarmi al proposito, gliene sarò grato.
Sono comunque portato a pensare che una possibile applicazione dell’Outagraphy possa consistere nel fornire all’interno dell’inquadratura quegli elementi che siano sufficienti all’osservatore della foto per stabilire quale sia il soggetto, anche se non si vede; però non credo che basti fotografare l’ombra del proprio gatto sul muro e titolare la foto il mio gatto per fare dell’Outagraphy, non avrebbe molto di surrealista.
Peraltro Susan Sontag sostiene che la fotografia, in generale, è la sola arte naturalmente surreale (*). E questo taglierebbe la testa al toro.
Per quanto mi riguarda, ritengo però che da un certo punto di vista l’artista, in quanto proponente una sua visione della realtà, propone il proprio edonistico modo di vedere, insomma non fa altro che proporre se stesso.
Ma un se stesso che il più delle volte, nel caso del fotografo, non compare nell’inquadratura
Sulla base di questa considerazione mi sento di lanciarmi quindi in un’affermazione azzardatissima: la fotografia, intesa come disciplina, è quasi sempre Outagraphy, a meno che il fotografo non appaia nella foto; dovremmo quindi escludere per lo meno la categoria degli autoritratti.
Ma a suo tempo, in alcune foto della mia famosa (?) serie dei selfportraits ho modestamente tentato una specie di compromesso fra l’autoritratto e l’Outagraphy.

Vabbè, ma una volta enunciata questa specie di sillogismo, cosa c’entra l’Outagraphy con macerie?
Eccoci: chi ha seguito macerie dall’inizio sa che il tutto prende forma da quella foto della cresima e dalla testimonianza di Art Blakey immaginata da El Gloria, che finisce per concentrare la sua allucinata attenzione sulla figura del fotografo. Che, in quanto fotografo, è “off”, non c’è.

(*) S.Sontag. Sulla Fotografia. Realtà e immagine nella nostra società.

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