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27 dicembre 2010

Tutto cominciò quando, parecchi mesi fa, pubblicai su facebook una foto scattata il giorno della mia cresima. L’iniziativa ebbe un discreto successo, raccogliendo svariati commenti specialmente da parte della mia sotto-rete di cugini. La foto aveva effettivamente degli aspetti interessanti, forse anche comici, e le espressioni di alcuni dei personaggi raffigurati erano intriganti. El Gloria, mio cugino d’oltreoceano, propose di prendere spunto dalla fotografia per scrivere una serie di post nei quali, a turno, avremmo interpretato il pensiero di ognuno dei ritratti nella foto al momento dello scatto. Osservò, tra l’altro, fra i personaggi per cosi dire secondari (ed io non l’avevo mai notato), la presenza di Art Blakey, forse casuale, ma indiscutibile. Trovai interessante il fatto che il celebre batterista fosse presente alla mia cresima, anche se all’epoca (dovevo avere circa 10 anni) la mia conoscenza del jazz si limitava all’ascolto di alcuni LP che avevo in casa, specialmente gli Hot Five e Hot Seven di Louis Armstrong. Ci mise poco El Gloria a spedirmi il primo dei post, partendo ovviamente proprio dal fondatore dei Jazz Messenger. Lo riporto, sommariamente e liberamente tradotto dal castigliano:

Passo davanti alla porta della chiesa mentre cerco di arrivare all’indirizzo che mi ha dato il portiere dell’hotel, dopo avergli dato 5000 lire, credo che se ne sia approfittato, ma non importa, sono passate troppe ore dall’ultima dose e devo risolvere urgentemente; passando vedo un gruppo che attira la mia attenzione.È evidente che è appena finita una cerimonia religiosa (per lo più gli italiani sono cattolici) e qualcuno davanti al gruppetto sta per scattare una fotografia. Nel gruppo osservo (l’astinenza mi esaspera i sensi, lo so, e tendo a diventare paranoico e cospirativo) un ragazzo, di circa 8 o 10 anni, è al centro ed oggetto del gruppo, intorno a lui, ci sono una coppia di mezza età, evidentemente i suoi genitori, la donna col cappello bianco ha un aspetto distinto, al lato sinistro del ragazzo c’è una bambina, più o meno della stessa età, con un sguardo minaccioso, complice con la macchina fotografica di fronte di lei, sembra dire “ho grandi piani, veramente grandi piani e nessuno potrà impedirmeli”. Un po’ oltre la bambina c’è un ragazzo dai lineamenti molto pronunciati, ci faccio particolarmente caso perchè si direbbe una versione di Franz Kafka ma con un sorriso di sfida, alla destra del bambino (che ha una specie di benda legata sulla fronte, mi ricorda i giapponesi in fase di assalto sulle spiagge di Iwo Jima, immagino che sia parte dei misteriosi riti cattolici), dicevo, alla destra c’è un sacerdote, è interessante il sacerdote, è un uomo giovane ma dall’atteggiamento fermo e deciso, e non smette di osservare il Giovane Kafka, col suo sorriso di sfida, un sorriso che posso attribuire a un futuro militante maoista. Sudo, fa fresco ma mi sembra di bollire, e il mio cervello continua a sviluppare trame fra i personaggi davanti a me, e ad un certo punto smetto di vederli per quello che sono, semplicemente una famiglia in posa per una foto, e diventano protagonisti di un thriller. Li vedo ed ascolto la loro musica, quella emessa da ognuno di loro. L’ultimo personaggio è il fotografo. La sua faccia mi sembra familiare, ma non viene dal passato, non capisco da dove. Tremo, le mani mi tremano, tutto il corpo. Il tizio che sto aspettando non appare ed ho la nausea, ho bisogno di quella dose per suonare stasera. Torno a guardare il fotografo e scopro qualcosa di inquietante. La sua faccia. La sua faccia è estremamente simile a quella del ragazzo con la fronte bendata. Ma non per una familiarità parentale (per differenza d’età poteva essere il fratello maggiore), era una sensazione fastidiosa, come se il fotografo fosse lo stesso bambino ritratto. Inspiegabile. Improvvisamente mi ricordo di una notizia ascoltata da qualche parte, o letta su qualche giornale magari scandalistico: “il Dottor Mengele per incarico di Hitler, nella sua ricerca per ottenere “il super uomo”, aveva effettuato esperienze di clonazione di esseri umani”


Il testo aveva indubbi motivi di interesse: toccava alcuni punti sui quali avevamo discusso nelle nostre chat transoceaniche; soprattutto, il fatto di aver entrambi sviluppato nel tempo, per farci rappresentare nelle molteplici realtà di internet, personaggi diversi a seconda dell’ambiente (facebook, flickr, i nostri blog); e come ciò dimostrasse, alla fin fine, che entrambi siamo affetti da una strisciante forma di schizofrenia. E poi c’era un ritorno di certe sensazioni che avevano dato luogo a quel post “sono sempre stato fotografo”.

Però.

Alcune cose non mi convincevano, prima fra tutte il fatto che Blakey potesse essere in crisi di astinenza. Mi sembrava di ricordare che avesse risolto definitivamente la dipendenza dalla droga dopo il viaggio di “rigenerazione” in Africa, verso la fine degli anni quaranta. Cioè una ventina di anni prima della mia cresima…; e poi l’aspetto di Art in quella foto è poco credibile, giacca e cravatta, quando le sue foto lo ritraggono con magliette sportive durante i concerti, ed i capelli non sembrano crespi come avrebbero dovuto essere; mi viene in mente la prima parte del film su Malcolm X, nel quale si racconta come era diventato di moda fra molti neri stirarsi i capelli per farseli diventare lisci, a costo di trattamenti anche piuttosto dolorosi; ma ciò si riferisce ad un periodo precedente, e poi Art Blakey non mi sembrava il tipo. Rimaneva l’espressione frettolosa ed inquieta, ma non era abbastanza per ricamarci sopra qualcosa. Erano pedanti pignolerie, lo ammetto.Mi accorsi che in realtà la mia svogliatezza nello sviluppare qualcosa partendo da quella foto, aveva una ragione più profonda: il mio rapporto col passato, in quel momento, non mi permetteva di affrontare serenamente la cosa, ed alla fin fine doveva trattarsi di un’attività ricreativa, non di una seduta psichiatrica. Il progetto finì in un cassetto del mio portatile, El Gloria trovò altri argomenti da suonare con la sua visionaria creatività.

Ma.

Qualcosa è successo, ultimamente; un paio di fatti che mi hanno spinto a riconsiderare questa storia. Raccolgo le idee e ne riparliamo la prossima volta.

Ah, la foto della cresima, la sto cercando per riscannerizzarla.

(continua)

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