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Pensiero debole

21 settembre 2010

Quando rilevarono le impronte digitali a mia moglie V. rimasi piacevolmente sorpreso dalla tecnologia che aveva invaso il vecchio Commissariato di via Ach; non più macchie indelebili sulle falangi, ma un efficiente scanner ottico sul quale andavano appoggiate le dita, una per volta.
E così quando, passate 3 settimane, torno per il ritiro del passaporto di V., munito ovviamente di delega, entro nel Commissariato parecchio ben disposto, devo dire, nei confronti delle forze dell’ordine e delle istituzioni in generale.
La sala d’aspetto è relativamente affollata; mi presento al piantone per comunicargli lo scopo della mia presenza ed egli mi gratifica di una striscia di carta con stampato su:
PORTO D’ARMI – PASSAPORTI – LICENZE DI CACCIA
– 01 –
Soddisfatto del mio numero d’ordine 01, mi accomodo assieme agli altri avventori, pensando che fossero tutti in coda per altri uffici. Mi ricredo quasi subito, avvertendo dai borbottii dei presenti che erano tutti diretti all’ufficio passaporti. A quanto pare da parecchio tempo è dentro il numero 5 e sembra non aver nessuna intenzione di uscire. Chiedo in giro quali numeri hanno i presenti; risposte: 10, 14, 8, 11, 6, ecc. Interviene una signora spiegandomi che è diversi giorni che torna per una stessa pratica ed ha capito che l’ufficio passaporti chiama “secondo una logica tutta sua”, ma che dopo il 14 sicuramente si sarebbe ricominciato col n°1. Nell’attesa, intanto, uno o due persone rinunciano ed escono. Entra un signore, che ritira il suo numero e, aggregatosi ai presenti, esprime alcune considerazioni sul fatto che chi deve solo ritirare il passaporto, come lui, dovrebbe fare una fila separata rispetto a quelli che devono espletare la pratica della richiesta del medesimo, che è molto più lunga. Concordo con lui, ma gli faccio notare che vi è un unico addetto che si occupa di licenze varie e passaporti e quindi fare due file separate evidentemente non è possibile.
Esce il numero 5 fra il sollievo generale ed entra il 6. Da questo momento il tutto subisce una leggera accelerazione, dato che alcuni devono solo ritirare il passaporto già pronto. Si arriva al 12. Conto quelli che che erano già presenti al mio arrivo. Praticamente uno solo, il 14. Esce il 12. Viene chiamato il 13. Si alza il signore che era arrivato poco dopo di me e si avvia, scocciatissimo di aver dovuto aspettare così tanto, verso l’ufficio. Ohibò. Mi chiedo: vuoi vedere che uno dei tizi che ha rinunciato ha restituito il suo numero (13) ed il piantone lo ha assegnato al primo che è entrato successivamente? Grave errore, mi dico, in questi casi bisognerebbe scrivere un doppio indice, cioè una prima colonna nella quale sono incolonnati i numeri distribuiti, che a questo punto identificano semplicemente il singolo avventore, ed una colonna affiancata nella quale viene vergato l’effettivo numero d’ordine nella fila delle persone in attesa. Ma un errore può sempre succedere, aggiungo comprensivo.
E’ dentro il 14. Esce il piantone che con aria efficiente chiede ad una signora di mezz’età qual’è il suo numero. Quattro, risponde la signora di mezz’età. Allora mi dia il 4 che le dò il 2, dice il piantone, così “ricominciamo con ordine” (il 2 evidentemente era stato restituito da un rinunciatario); dopodichè chiede all’altra persona in attesa, una signora anziana, che numero ha: 3, risponde la signora anziana. Bene, esclama il piantone, lei è fortunata, tre è il numero dell’amore!. E dopo questo motto di allegria, si allontana soddisfatto verso il suo gabbiotto.
L’hai fatto la SECONDA volta! Ma allora sei CRETINO! esclamo mentalmente. A parte il dato, che non so da quale enciclopedia tu abbia attinto, che il 3 sia il numero dell’amore, ti rendi conto che hai aprioristicamente fatto in modo che la signora anziana venga sopravanzata dalla signora di mezz’età?
Mi sorge un dubbio: il piantone avrà applicato letteralmente il suo ruolo sociale? Cioè, l’appartenenza alle forze dell’ordine ha come prerogativa quella di forzare l’ordine di una fila?
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One Comment leave one →
  1. 21 settembre 2010 20:18

    La pertenencia a la policia tiene, paradojicamente, la fuerza de alterar el orden.
    Esto es así, en todos los lugares del planeta.
    Tontos de nosostros que no fuimos policias, que tarados!
    Nosotros, que siempre queremos alterar el orden.

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