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Il Mito Della Piuma

13 giugno 2010
(di Milo Temesvar)

Molti ricorderanno i titoli di testa di Forrest Gump, la sequenza della piuma che, staccatasi probabilmente da qualche pennuto in volo, dopo una serie infinita di circonvoluzioni, atterra, mi sembra, nelle mani di Tom Hanks. Metafora della vita, secondo molti, scena di poesia ineguagliabile, secondo altri, salvo ricredersi apprendendo che la sequenza era stata ottenuta interamente in computer-grafica.

1964: Il ritorno
Un bambino di sette anni (il sottoscritto, del quale parlerò in terza persona) e sua madre affrontano un viaggio attraverso l’atlantico che non possiamo non definire epocale.
Il tragitto che nel 1958 una nave battente bandiera francese aveva intrapreso, salpando da Buenos Aires, per portare una giovane famiglia in Italia, veniva ripercorso all’indietro, sei anni dopo, in aereo; per essere precisi in due aerei, la prima tratta da Linate a Roma a bordo di qualcosa che andava ad elica, in mezzo ad una furiosa tempesta, ed il secondo, un jet che in capo a 6 o 7 tappe di atterraggi e decolli in aeroporti europei, nordafricani e brasiliani (possiamo citare Madrid, Dakar, Recife, Rio) e 27 ore di volo, si posò su una qualche pista di Ezeiza (anche se non posso dire con certezza che all’epoca si chiamasse così) dando inizio a 3 mesi fondamentali nella vita di un ragazzino che decenni dopo scoprì di essere Milo Temesvar, ma allora veniva identificato anagraficamente come Alejandro Daniel, per quasi tutti semplicemente Sandro o Sandrito a seconda dell’emisfero.
Vorrei precisare, a parziale giustificazione di quanto narrerò, che probabilmente il clima di attesa che si era creato in decine di parenti nei riguardi di Sandrito, si è concretizzato dopo il suo arrivo in un indicibile quantità di affettuose attenzioni nei suoi confronti, che pare abbiano determinato nella mente impreparata del medesimo una vera e propria regressione psichica; quella che negli adulti può essere provocata da traumi o ipnosi, in Sandrito si produsse naturalmente.
Uno dei pochi casi di bambino con regressione infantile.
Questo fatto è suffragato da testimonianze che si sono tramandate nel tempo, e anche da episodi indiziari; forse il più eloquente è questo:
Sandrito entrò subito in sintonia col cugino Gus, adeguandosì mentalmente e senza sforzo ai suoi 4 anni di età; vero è che, giocando assieme, inevitabilmente affioravano certe differenze: un giorno, nel corso di una battaglia con soldatini e carroarmatini, Sandrito si rese conto che il cuginetto aveva vissuto nella convinzione che i tedeschi fossero prevalsi nella Seconda Guerra Mondiale. E ciò spiegava anche la troppa facilità con cui Gus aveva accettato di essere a capo delle truppe Nazi, lasciando che Sandrito guidasse la compagine degli Alleati (fu dura convincere Gus che per fortuna le cose erano andate in un altro modo).
Ma è giunto il momento di parlare della Piuma.


Ci sono traumi infantili che vanno rimossi, prima o poi; spesso non è una scelta razionale: certi traumi uno preferirebbe tenerseli, perchè finiscono per diventare, col tempo, l’unico legame con l’infanzia; ma bisogna fare spazio agli ingombranti traumi della maturità, che non sentono ragioni, e si insediano a spallate nella tua psiche, nelle zone più centrali, relegando in periferia tante cose. Delle quali ad un certo momento conviene parlare, renderle pubbliche, prima che vengano spinte fuori, completamente, dai confini della memoria.
La scelta, peraltro suggerita da El Gloria, di fornire due diverse testimonianze degli eventi (vedi la leggenda della piuma), a ben vedere potrebbe risultare ridondante, costringendo il lettore a leggerne due versioni che sicuramente coincideranno nei punti salienti.

Lo zio di Sandrito e padre di Gus disponeva di un auto di dimensioni incomprensibilmente ridotte; credo fosse una Renault Gordini, ma di costruzione argentina, linee arrotondate che si incontravano troppo presto lasciando fuori spazi che avrebbero invece dovuto inglobare. Non so cosa pensasse Sandrito di quell’auto: probabilmente la trovava incongrua impegnata in un traffico, quello di Buenos Aires degli anni 60, costituito soprattutto da catafalchi di origine o ispirazione nordamericana, ed in una nazione in cui, nonostante le periodiche profonde crisi economiche, non è mai mancato lo spazio.
Un giorno si decise di fare una gita nella zona del Tigre, affluente del Rio de La Plata. Stipati nell’auto i genitori di Gus davanti, Gus e il cugino Sandrito con la madre dietro. La gita abortì quando, giunti circa a metà strada, si scatenò un nubifragio estivo dalle tipiche caratteristiche tropicali. Furiosi rovesci d’acqua si abbatterono con violenza sulle incerte superfici della piccola auto, mettendone alla prova le guarnizioni delle portiere e le giunture della carrozzeria, mentre foglie fradicie spinte da turbini di vento si incollavano ai vetri. Dopo una breve discussione si decise che sarebbe stato più saggio tornare indietro, ma il malumore che si era creato all’interno dell’abitacolo si trasformò in tensione quando gli adulti si accorsero che l’allagamento delle strade stava raggiungendo livelli preoccupanti, arrivando già quasi al bordo inferiore delle portiere. I bambini accolsero con terrore questa prospettiva, commentando con alte grida e cercando di occupare ognuno il posto dell’altro, convinti che fosse più sicuro del proprio. Ciò non contribuì ad allentare la tensione, dato che si aggiunsero a quel punto le urla e le azioni di immobilizzazione degli adulti nei confronti dei bambini. Si sarebbe degenerato in crisi di isteria con conseguenze difficilmente immaginabili, se non fosse che il temporale cominciò a dare segni di acquietamento e, nel giro di pochi minuti, finì. Il sollievo pervase l’abitacolo e ci si affrettò ad aprire i finestrini per un necessario ricambio d’aria in quello spazio angusto nel quale, si sarebbe detto, non c’era più posto neanche per una piuma.
Ma La Piuma entrò.
Svolazzante con grazia indecisa attraverso i pochi decimetri cubici liberi a disposizione, fu sufficiente a riscatenare l’inferno. Per qualche ragione inspiegabile, entrambi i bambini decisero che era fondamentale entrarne in possesso. Sandrito, ci si sarebbe aspettati, in virtù della maturità dovuta alla maggiore età avrebbe potuto concedere il possesso della piuma al cuginetto, ma (ricordiamo la regressione di cui era stato vittima) se ne guardò bene, e fu necessario da parte degli adulti ricorrere alla violenza per ricomporre la bagarre che si era scatenata.
L’Episodio Della Piuma ebbe conseguenze abbastanza importanti.
Non tanto per il motivo di inimicizia fra i due contendenti, che si risolse a breve (i bambini dimenticano presto); quanto perchè i testimoni della vicenda ritennero necessario, per decenni, tramandarne il ricordo, periodicamente.
Tanto che, a dimostrazione della forza del Mito, alcuni parenti ed amici di famiglia, interrogati sull’argomento, sosterrebbero con convinzione di avervi assistito personalmente.
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6 commenti leave one →
  1. 17 giugno 2010 14:26

    La Renault Gordini…. un mito.
    Ma, e della Dauphine ne vogliamo parlare? Ce l'aveva anche mio zio. Era l'auto degli zii.
    http://autodimerda.blogspot.com/2009/02/renault-dauphine.html

  2. 17 giugno 2010 14:28

    Intendo: la tipica auto da zio…

  3. 17 giugno 2010 14:45

    in effetti credo che ciò che in Argentina venisse prodotta come Gordini era propriamente una specie di dauphine; quindi anche tu sei un fan di autodimerda.blogspot.com?

  4. 17 giugno 2010 14:50

    anche se, a ben vedere, è più probabile che la versione con la Prinz (fornita nella versione di El Gloria) sia storicamente più corretta; aggiungerei che avevo anche uno zio a Pescara possessore di NSU Prinz; si potrebbe un giorno lanciare un referendum fra coetanei per stabilire quale è stata la VERA auto da zii

  5. 17 giugno 2010 15:03

    quiero aclarar, que el auto de mi padre ERA un renault gordini Y que efectivamente habia tambien un renault dauphine, pero no era este el caso
    quiero aclarar ademas que en la historia de referencia, el auto ERA UN NSU PRINZ
    hay documentacion grafica de la epoca, solo que no la tengo ahora en mi poder

  6. 18 giugno 2010 17:11

    OK, bisogna ammettere che con una dotazione di questo genere il babbo di El Gloria sbaraglia la concorrenza e diventa LO zio (non uno zio, LO zio).
    SuperZio.
    Basta. Competizione chiusa. Ce n'è più per nessuno.

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