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Dolores Morales – I lunedì della Contessa Barthory

15 febbraio 2010

Alcuni dei sopravvissuti sanno che non mento nell’affermare che c’è stato un tempo in cui Internet non esisteva.
Cominciavano da poco ad occupare un piccolo spazio i calcolatori, che spaventavano con lettere color ambra in certi casi e schermi molto azzurrati in altri.
So che sembra incredibile, però, lo giuro su dio, che era così, e che la razza umana riusciva a sussistere.
Da quel momento erano apparsi degli apparecchietti dal nome irricordabile che si assicurava potessero mettere in contatto due esseri, non importa quanto lontano, facendo a meno della posta tradizionale e dei suoi ritardi e senza aver bisogno della simultaneità oraria fra i due comunicandi come col telefono.
L’apparecchio era una novità tale che c’era carenza di assistenza agli utenti.

Finchè apparve quell’annuncio sul muro, in cui cercavano possessori di tale artefatto.

Sarebbe stata organizzata una riunione in quell’antico teatro con poltrone art decó dell’edificio di Studi geologici.

Io guardavo molto le poltrone in legno, con base di ferro fuso, le assi del pavimento, il sipario in velluto cremisi, guardavo assorta tutto il contorno perché non capivo niente di quello che diceva l’uomo che abitava quell’ora sullo scenario.
Parlò per un po’ di cose inintelligibili dove si supponeva che l’apparecchio era il protagonista, assieme ad alcuni spagnoli che erano arrivati per assisterlo nella creazione di un “nodo” (parola che ricordo chissà per quale oscuro meccanismo cerebrale), del nome dell’osservatorio Pierre Augier e nient’altro.
Il resto era un bla bla, rumoroso e sconosciuto che mi facevo concentrare con più devozione sulle odanature dei soffitti che sulle proteste di un’occasionale signora che mi serviva da accompagnatrice per l’evento, por conoscerci schiettamente e perché era anche lei proprietaria del marchingegno.

Quando finalmente tutti quanti si alzarono e cominciarono ad uscire, aspettando il vuoto della fila per inserirmi, una voce commentò chiaramente “e l’animale?”… (1)
Certo, dissi alla mia compagna, guardandola fissa, della mucca non si è detto niente di comprensibile. Lei mi guardò con quell’espressione tipica che corrisponde a “non ho sentito bene quello che mi hai detto”.
Ci salutammo e per me la faccenda della riunione era finita.

(1) si allude ad una parte di un’opera dei Les Luthiers dove si affrontano due cantastorie per l’esecuzione di una canzone (payada) sulla vacca, uno dei due dimentica di nominarla, l’altro cantastorie allora gli chiede dell’animale. Come riferimento al fatto che il modem non era mai stato nominato e si parlava di lui con giri di parole.

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