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bugie V – I lunedì della Contessa Barthory

8 febbraio 2010

È molto bella, molto bella e molto interessante, molto bella, interessante e troppo intelligente.
Il novellista credette allora di aver ceduto a queste umane componenti.
Oggi direbbe che si era ammalato.
Quella donna era diventata un’idea nel mezzo del suo cervello, si era sistemata nella poltrona di comando.
Il solletico nello stomaco e quello stato nervoso che gli causava, erano sì, prove dell’attrazione primitiva per un campione dell’altro sesso tanto sano, tanto simmetrico, tanto curvilineo.
Un eccellente miscuglio di tessiture e profumi affascinanti.
Ma quella presa di possesso del pensiero era chiaramente la rottura e la successiva perdita della salute.
Nonostante avesse una meravigliosa sensazione di energía, di voglie e di idee, fece come se tutto stesse continuando nello stesso modo. Rispettava gli orari di lavoro, fece piani su tutti gli argomenti da trattare, scelse alcuni dischi, e si notava appena che era un po’ distratto, concentrado su un’altra cosa.
Fece racconti durante tutta la settimana, includendovi, senza che nessun altro che la bionda, che chiameremo Ipatia, se ne rendesse conto, un corteo che gorgogliava appena.
E quel piccolo contenitore, per quanto condiviso con altri mille, un piccolo tintinnare di sonagli diceva ad Ipatia con la voce di un personaggio del racconto quanto desiderava rivederla.
Comunque fece uso dei suoi contatti e ringraziando che pochi abitanti ed una bionda singolarmente bella sono opportunità e vantaggi, incontrò il suo numero di telefono e trovò qualcosa da dirle.
E così cominciò quella che sembrava una relazione.
Più che uscire a passeggio, Ipatia lo portava per mano in diversi posti, lo faceva sedere e gli narrava quello che succedeva a pochi centimetri.
Il novellista rimaneva a guardarla instupidito ed alla sera raccontava un racconto molto migliore del precedente.
Difficile da spiegare.
Supponiamo che ogni notte il racconto era un tratto di strada da qualche parte.
Il racconto ti portava lungo il marciapiede, si potevano vedere molte cose semplici e conosciute.
La casa della tristezza, quella dell’allegria semplice, quella dell’amore, quella del tradimento, ecc Camminare, una giornata con la pioggia, una giornata col freddo, un giorno col profumo del glicine.
Mescolare le lane e fare un pulloverino a strisce.
Come lei uscì fuori, paesaggi di Dakar, abissi, dune, posti sicuramente extraterresti.
Le lettere cambiavano di dimensione, si congelavano, diventavano filamentose, volavano ed a volte si schiantavano spruzzando liquidi viscosi o polvere da sparo nera.

(continua) (forse)

Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia

di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010

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