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bugie III – I lunedì della Contessa Barthory

26 gennaio 2010

Stava venendo di fretta a raccontarmi.
Io aspettavo seduta e pensosa.
sarà lui quello che arriva?
lui prima era qualcuno che diceva sempre la verità (evidentemente mi sbagliavo in questa mera supposizione), e adesso veniva a confessare una bugia, usando la verità.
Se ci comportiamo da esseri intelligenti, la bugia deve esistere.
La bugia è un scudo e la verità una spada e così entriamo nell’arena.
La dose delle duevocse, il mix, farà la differenza tra l’ecatombe dello stupido ed il fascino dell’astuto.
Lo conosco da quando avevamo otto anni.
Gli cerco un nome nuovo per presentarlo, forse perché per ciò che di lui conoscevo, ci sia un errore in più.
Gli metto Galileo, per obbligarlo alla punizione di dover dire una bugia dell’unica verità che ha.
Galileo parla soavemente e studia sempre lo scenario in cui entra.
Cerca la polvere sugli scaffali più alti passeggiando lo sguardo e passando il dito e controlla i vasi immergendosi con un occhio solo nell’avvistamento e battendone il fondo come se si stessero strozzando con qualcosa andato di traverso

Poi si siede ed abbassa lo sguardo.
Questo rituale lo ripete da quanto mi ricordi.
Ossessivo traccia migliaia di volte una riga di circa dieci centimetri nella tovaglia ed incomincia con questa avvertenza:
non ti mettere insieme a quella gente…
Segue allora con la sua discolpa:

Tre anni fa, Ball z (chiamerò così un amico in comune fanatico di questi personaggi) lavorava alla radio, era produttore
di un programma condotto da un promettente ventenne con l’intelletto polemico dell’epoca.
Il programma consisteva nello spuntare un argomento qualsiasi ed il conduttore ne faceva fiorire un racconto, all’impronta, a volte rabbioso, e molti ascoltatori telefonavano in agitazione perché coincideva con qualche esperienza personale.
Era globología verbale, con le stesse parole, con un uguale globo, l’uomo incominciava a deviare e ne faceva una forma
esoterica, comica, terrificante o escatologica dello stesso valore.
Ma chiaramente, gli mancava la tecnologia.
Gli mancava perché dato che si trattava della radio, chi sapeva se il tizio non stava leggendo, e qualcosa di molto affettato e corretto?
Un argomento trovato statisticamente da un supercalcolatore che si collegava con le stessissime storie degli ascoltatori? (devo chiarire che allora non esisteva il pettegolo facebook, nè niente di simile).
Un mago che fa trucchi alla radio è per forza un fallimento. Una rarità. Una bugia.
Era obbligatorio andare a vedere, era necessario andare a smascherarlo in nome della verità e Galileo ci andò con la sua spada.
Un gruppo di sette od otto persone, erano gli altri testimoni del pubblico e col tempo sarebbero diventati l’elenco della sua seconda vita.
Una bionda di quel gruppo sarebbe stata, secondo Galileo, la causa della futura sparizione del pettegolo dall’etere e dalla vita come la conosciamo…
(come elemento di giustizia, queste persone hanno assicurato che effettivamente l’affabulatore creava, oppure che il trucco era ottimo, il che riabilita il giovane conduttore con la storia)

(continua)

Libera risemantizzazione dei dialoghi fra El Gloria e una certa Contessa Bathory, ad opera del Señor Profesor La Preglia
Libera traduzione ad opera di Tonio La Preglia

di Una Tal Condesa Bathory
Otra Produccion de Nada//Nulla Editions Copyright 2010

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